Da Cordoba a Città di Castello, dal centro dell’Argentina al centro dell’Italia, passando per il Piemonte da cui ha origini la sua famiglia. Matias Bergoglio è il presidente che sta risollevando dalle ceneri il Città di Castello, preso in una crisi economica dirompente e partito in campionato con un -10 di penalizzazione sulle spalle.
Sanate le pendenze, la squadra vola in Promozione nonostante il -10 iniziale
“Tutto azzerato” sottolinea il numero uno del club biancorosso che in effetti ha sanato un po’ tutte le pendenze economiche ed è pronto a “mettere paura” ai vertici del girone A di Promozione, dove probabilmente nessuno si attendeva di vedere i tifernati a questo punto della stagione, con ancora 11 giornate da giocare.
Parte l'intervista con il numero uno biancorosso
Presidente, partiamo così: tutto risolto economicamente parlando o c’è ancora qualche eredità scomoda?
"Si si ora tutto ok, abbiamo lavorato sodo ma siamo riusciti a rimettere tutte le cose a posto".
State rilanciando il calcio a Città di Castello, certo quella penalizzazione...
"E’ stata e resta molto fastidiosa ovviamente, ma per noi, per lo staff tecnico e per il gruppo squadra è stato un grande stimolo, ci ha fatto andare un po’ oltre, ci ha fatto dare quel qualcosa in più."
Siete a -8 dalla prima posizione, la vs media vi porterebbe a 54: basteranno per...
"Per vincere? Non lo so, meglio non sognare, noi dobbiamo giocare partita dopo partita e alla fine faremo i conti. Secondo me comunque è una sfida a due tra Montone e Padule, vincerà una di queste squadre."
Domenica eri al «Bernicchi» e tuo figlio Felipe ha firmato il gol vittoria proprio allo scadere: che emozione è stata?
"Una situazione epica, la miglior combinazione possibile ed un’emozione straordinaria. Peraltro ci ha permesso di vincere una gara ostica, rognosa, il Mantignana Montemalbe è una bella squadra, ci ha fatto soffrire."
Andiamo un po' indietro... Quanto è stato complicato costruire questa squadra? C’erano priorità particolari nel mercato?
"Beh quando sono arrivato c’erano appena 13 calciatori… Ora il gruppo è composto da 22 ragazzi, 11 italiani e altrettanti italo-argentini che però erano già in Italia da tempo. Sono molto contento e soddisfatto del mercato recente, abbiamo messo nel motore tutti ragazzi di prospettiva, da utilizzare subito ma soprattutto in ottica futura."
State lavorando su miglioramenti al settore giovanile? Qual è la visione in merito?
"Assolutamente si. Intanto abbiamo ricreato la Juniores che non c’era più, creando un gruppo importante. Grazie alla collaborazione con lo Junior Castello contiamo ora oltre 200 tesserati, ma il vero obiettivo è quello di coinvolgere a partire dalla prossima stagione le società del territorio, costruire qualcosa di grande tutti insieme."
Per quanto riguarda le strutture invece, ci sono progetti allo studio?
"Assolutamente si. Intanto vorrei ringraziare a tal proposito sia la Polisport che il Comune per il grande supporto che ci danno. Come progetti abbiamo intanto quello di rifare il manto sintetico dell’antistadio, ma anche apportare migliorie significative agli spogliatoi."
C’è un valore o una filosofia societaria che vuole lasciare come “firma personale”?
"Assolutamente si, vogliamo dimostrare di essere persone serie con i fatti, infatti come vedi non cerchiamo tantissima visibilità, ci piace di più parlare con le cose concrete."
Come immagina il club fra cinque anni?
"Spero più in alto a livello di campionato, ma soprattutto cresciuto come club, come struttura. Ho scelto Città di Castello per il blasone della città e della squadra, ho tanti amici qui e mi piaceva intervenire. Il club ha una storia di oltre 100 anni e volevamo risollevarlo, ma non abbiamo fretta, dobbiamo strutturarci per bene, un club deve avere basi solide per crescere nel migliore dei modi".
Città di Castello come sta rispondendo? Prima sui tifosi e quindi presenze allo stadio, poi come aziende...
"I tifosi direi davvero alla grande. All’inizio c’è stato un po’ di scetticismo, ma ora siamo pienamente soddisfatti del rapporto che abbiamo con loro. Ogni gara ci sono almeno 300/400 persone, straordinario poi l’effetto del «Bernicchi» per la sfida contro l’Umbertide Agape: in tribuna c’erano oltre 800 persone! Come dire: davvero tutto molto bene, tanti tifosi mi fermano per strada, mi fanno i complimenti: sono contento! Gli sponsor? Li aspettiamo…"