Il Città di Castello comincerà il prossimo campionato di Promozione con un pesante fardello di 5 punti di penalizzazione, frutto di tre distinti deferimenti della Procura Federale esaminati dal Tribunale Federale Territoriale, presieduto dall’avvocato Francesco Temperini. Le vicende, tutte risalenti alla passata gestione societaria, hanno comportato anche multe e inibizioni per ex dirigenti e tesserati.
Il primo episodio, datato 30 aprile 2025, riguarda il mancato pagamento, entro il 6 gennaio 2025, della somma dovuta al tecnico Antonio Armillei: sanzione di 1 punto di penalizzazione e 6 mesi di inibizione per l’allora presidente Paolo Cangi, oltre a 600 euro di ammenda.
Segue il deferimento del 19 luglio 2025 per il mancato versamento delle spettanze stabilite da un lodo arbitrale a favore dell’allenatore Massimiliano Colocci: altri 1 punto di penalizzazione e 6 mesi di inibizione per Fabio Calagreti, presidente pro tempore.
Infine, il 20 luglio 2025, la sanzione più pesante: 3 punti di penalità per l’impiego in posizione irregolare di cinque calciatori non tesserati e privi di certificazione medica — Marco Bruschini, Hassen Amri, Mama Sougou, Gibi Mbye e Lamin Dabbo — con squalifiche da tre a cinque giornate per gli atleti, 267 euro di ammenda, 6 mesi di inibizione a Cangi e 3 mesi e 10 giorni all’accompagnatore ufficiale Francesco Cagnoni.
Il nuovo presidente Matias Bergoglio, subentrato a Fabio Calagreti (a sua volta successore di Cangi lo scorso febbraio), ha commentato con fermezza:
“Siamo consapevoli della penalità, frutto di irregolarità precedenti alla nostra gestione. Pur non condividendone l’impatto su squadra e tifosi, accettiamo con responsabilità la decisione. Il nostro impegno sarà garantire una gestione trasparente, restituendo serenità all’ambiente e trasformando questa difficoltà in uno stimolo per raggiungere i nostri obiettivi.”







